Lanfranco Raparo

Nato a Bengasi (Libia) nel 1934, Lanfranco Raparo tornò a vivere in Italia con la famiglia sul finire della seconda guerra mondiale. A Firenze compì brillantemente gli studi artistici e, agli inizi degli anni sessanta, si abilitò all’insegnamento di Educazione artistica. Nel 1962 svolse il suo primo anno di insegnamento a Marradi, presso la locale scuola di Avviamento professionale, divenuta in seguito "Scuola media statale Dino Campana". Artista già maturo e consapevole, mise presto in luce una sua peculiare aspirazione a spartire con gli altri ciò che in genere gli artisti riservano a pochi e ben selezionati spiriti eletti.

Non lasciò più Marradi; restò qui a insegnare e a vivere per sempre, e fu un insegnante di strepitosa bravura, fuori dagli schemi delle teorie didattiche, capace di trasmettere emozioni e di far emergere attitudini nascoste, uno di quei rari maestri che negli scolari non travasano contenuti, ma accendono fiaccole.

Alla pagina "Argomento della lezione", nei suoi registri, accanto alle date si vedeva scritto "arte, arte, arte ...". E così era.

Per decenni gli scolari marradesi conobbero il piacere del suo insegnamento; e, insieme, il paese intero riconobbe in lui l’artista della comunità, al servizio delle richieste, molteplici e diverse, cui con ineffabile tranquillità si adoperava a rispondere: un manifesto per la sagra, uno stemma per il Comune, un emblema per il gruppo sportivo, un cartellone, una cartolina, un’etichetta, un adesivo...

Aperto verso gli altri, ironico, democratico nel senso più stretto del termine, disegnava, dipingeva, scolpiva dentro e fuori dall’aula scolastica, lungo i sentieri intorno a Marradi e a casa degli amici, apparentemente senza sforzo alcuno, aprendo le sue opere in divenire al giudizio e al commento dei marradesi, cui quelle opere erano quasi sempre destinate.

Nel suo indimenticabile studio zeppo di quadri, sculture, modellini di aerei, uccelli impagliati, raccolte di vecchie riviste…, era facile incontrarlo a qualunque ora, ed era bello intrattenersi con lui in lunghe conversazioni sull’arte, sulla vita della Scuola, sulle storie buffe dei marradesi.

Non aveva fretta, non amava gli impegni pratici della vita di ogni giorno, ma poteva lavorare per ore e ore alla realizzazione di un progetto che lo appassionasse.

Grande disegnatore, ha lasciato una quantità copiosissima di ritratti eseguiti a matita, a biro, a sanguigna, in massima parte dedicati a rappresentare i volti dei marradesi giovani e vecchi, componendo quasi un’ideale galleria di indimenticabili tipi umani. Molti dei suoi quadri hanno per tema il paese amato: i monti, i boschi, gli animali, le case, i colori e le luci delle stagioni. Alcuni, di grande impegno, toccano momenti cruciali della storia di Marradi, come "La battaglia delle Scalelle", "Quel Giugno del ‘44", "Estate di fuoco".

La grande mostra antologica che il Comune di Marradi (di cui Raparo era cittadino onorario fin dal 1987) gli ha dedicato nel 2005, a pochi mesi dalla morte, ha visto sfilare davanti alle sue opere l’intera cittadinanza, commossa e partecipe nel riconoscimento di luoghi, volti, eventi legati intimamente alla vita del paese.

Nel 2008 gli eredi Carmela, Liliana, Dora, Giovanni, Oscar Raparo, Maria Brandi e Roberto Zannolli hanno affidato in comodato al Comune di Marradi un cospicuo numero delle sue opere, ora visibili al pubblico presso il Centro Culturale “Dino Campana” nella Sala di Esposizione permanente a lui intitolata.

"Livietta Galeotti Pedulli"